La vastissima regione amazzonica è una delle meraviglie naturali del mondo e un viaggio alla scoperta della sua straordinaria biodiversità è tra le esperienze da fare una volta nella vita. Per esplorare questo paradiso naturale del Sudamerica ed entrare in stretto contatto con la sua fauna e la sua flora, devi andare alla ricerca di una comunità indigena dove trascorrere qualche giorno al di fuori della tua zona di comfort. In verità, si trovano anche eco-lodge confortevoli che organizzano escursioni nella giungla; è pur sempre una bella esperienza, ma la definirei “a metà”.
La visita della Comunità di Gamboa
Durante il mio viaggio lungo il Rio delle Amazzoni, ho trascorso 3 giornate piene a Leticia, piccola città al confine tra Colombia, Perù e Brasile considerata la porta dell’Amazzonia colombiana, dove mi sono imbattuto nella Comunità di Gamboa.
La piccola comunità di Gamboa si trova a circa 1 ora di barca da Leticia, nella Reserva Natural Capinuri – Gamboa, lungo le sponde del Rio Gamboa, un affluente del Rio delle Amazzoni. E’ il luogo ideale per vivere un’esperienza a contatto con la natura e la cultura del luogo, lontano dalle solite “turistate” dove tutto è programmato e organizzato.
Il villaggio di Gamboa sorge proprio ai margini della foresta Amazzonica ed è circondato da una folta e rigogliosa vegetazione tropicale. Le case del villaggio sono palafitte in legno prive di ogni comfort, con il tetto sempre in legno o in lamiera. Non ci sono stanza, ma le case sono un grande open space dove si cucina e si dorme sulle amache.
Durante la stagione delle piogge, tra novembre e maggio, i frequenti temporali fanno esondare il Rio delle Amazzoni e i suoi affluenti, inondando così la comunità di Gamboa e tutte le aree circostanti. In questo periodo, l’unico modo che hanno gli abitanti del villaggio per muoversi è con una imbarcazione.
Vivono essenzialmente di pesca, da queste parti i pesci abbondano, e intorno al villaggio ci sono decine e decine di alberi di banane e palme. Tutto sommato, gli indigeni della comunità di Gamboa sono già abbastanza integrati nella società, perciò, alcuni di loro, raggiungono in barca Leticia per comprare altri viveri di prima necessità come riso e farina.
Per quanto riguarda i turisti in visita alla comunità di Gamboa, se ne occupa la dolcissima e simpatica Jesica. Insieme alla sua numerosa famiglia, Jesica ha costruito un’ampia struttura in legno lungo le sponde del Rio Gamboa dove ospita i visitatori. Lei e la sorella si occupano di vitto e alloggio, mentre i suoi fratelli e suo cugino organizzano i tour sul fiume e nella foresta. La sorella di Jesica è veramente una cuoca eccezionale e non ti farà mancare nulla.
All’interno della struttura ci sono 4/5 stanzette spartane con dei letti, un piccolo e fornitissimo bar, un angolo cucina, bagno, doccia e un ampio spazio aperto con una decina di amache dove riposarsi. La corrente c’è h24, ma non la linea telefonica. Per fortuna, si vivranno alcuni giorni lontano dal mondo dei social.
Vicino all’entrata della struttura c’è una mensola con sopra un’enorme scheletro della testa di un coccodrillo. Il fratello di Jesica, Dilan, mi ha raccontato che quell’enorme bestione di oltre 5 metri era stato catturato diversi anni fa da lui e altri pescatori della comunità durante una notte di caccia lungo il Rio Gamboa.
Gli indigeni del villaggio di Gamboa erano soliti andare a pesca e a caccia di coccodrilli per poi sfamare le loro famiglie, ma mai avevano catturato un animale di quelle dimensioni. In ricordo di quella incredibile nottata, Dilan ha conservato la testa del coccodrillo che tutt’oggi espone in casa sua come trofeo.


Cosa fare alla Comunità di Gamboa
1. Entrare in contatto con la cultura indigena
Trascorrere qualche giorno nella Comunità di Gamboa ti permette di scoprire come vivono i suoi abitanti e di entrare in contatto con la loro antica cultura. Una cosa che colpisce sono le varie storie su Madre Natura che vengono raccontate. A noi possono apparire come semplici leggende, ma non lo sono per le comunità locali. Queste storie evidenziano il rapporto tra gli indigeni e la natura selvaggia della foresta, sempre guardata con grandissimo rispetto e timore.
La prima storia che rimane impressa è quella del Chullachaqui, uno spirito protettivo della foresta dalla faccia rugosa, basso, curvo, vestito di stracci e con la particolarità di avere due piedi diversi, uno umano e l’altro animale. Così lo descrive chi lo ha incontrato. In lingua Quecha, chulla significa irregolare, chaqui significa piedi.
Il demone si presenta alle persone che si avventurano nella foresta da sole, ed è in grado di assumere la forma di una persona cara, un amico o un familiare, guidando la sua vittima ignara lungo falsi sentieri, conducendola sempre più in profondità nella giungla e poi lasciandola lì, disorientata e persa. L’unico modo per sfuggire al Chullachaqui è accorgersi dei suoi piedi differenti, unica cosa che non si trasforma.
Altro racconto molto particolare, vissuto in prima persona da un giovane del villaggio di Gamboa, riguarda un altro spirito del bosco. Questo ragazzo, accompagnò un gruppo di persone attraversando la fitta foresta in un villaggio a circa 5 ore di cammino dal suo. Quando fece per tornare indietro nella giungla da solo, gli abitanti del villaggio gli dissero di non incamminarsi perché in quella parte di foresta si aggirava un bambino che appariva alle persone, probabilmente una sorta di spirito della foresta.
Non curante delle raccomandazioni, il ragazzo si incamminò da solo nella giungla. Mentre camminava, sentì un fischio, ma non fece molto caso a quel suono, dato che nella foresta si trovano animali di tutti i tipi. Più continuava all’interno della fitta giungla, e più quel fischio si faceva insistente. Improvvisamente, girandosi dietro di lui, vide un bambino che si nascondeva tra gli alberi. Ricordandosi dell’avvertimento, continuò a camminare nella foresta sempre seguito dal bambino finché non incontrò altri due indigeni. A quel punto, il bambino sparì.
La giungla è pericolosa e piena di animali anche mortali per l’uomo. Caimani, serpenti, scorpioni, ragni, felini aggressivi e piante velenose sono sempre dietro l’angolo. Se queste storie siano solo delle leggende create dagli anziani per evitare che ci si addentri nella foresta da soli non lo sappiamo, di sicuro sono racconti molto interessanti per comprendere il folclore e le usanze locali.

2. Esplorare la giungla di giorno
Per quanto riguarda le escursioni nella foresta, è stata molto interessante l’esplorazione sia durante la mattina che quella nel pomeriggio. Durante la mattinata, mi sono addentrato nella foresta con i fratelli di Jesica per conoscere gli alberi medicinali e quelli potenzialmente pericolosi per l’uomo. La foresta fa impressione: la vegetazione è talmente fitta che a volte non si riesce a vedere il cielo. Molto spesso, bisogna aprirsi la strada con il machete.
Tra questi, si trova il ceiba (Ceiba pentandra), l’albero più antico e grande di tutta la foresta amazzonica. Il suo tronco è veramente immenso. Un albero molto particolare è quello che ospita la temuta formica del fuoco. Nella cultura indigena, questo albero era usato per punire le donne infedeli. Una volta legate al tronco dell’albero, venivano abbandonate in balia delle formiche rosse e delle loro dolorosissime punture.
Altro albero molto particolare è quello di Catahua (Hura crepitans), conosciuto per la sua pericolosità per l’uomo. Il tronco contiene una linfa dal colore biancastro che, se ingerita, porta alla morte. La sua natura pericolosa era ben nota agli indigeni che la usavano, purtroppo, per suicidarsi. Altri alberi e piante vengono usati per curare tosse, febbre, dolori muscolari, gastriti, malaria e molte altre patologie.

3. Scoprire la fauna notturna della giungla
L’escursione notturna, invece, è stata la veramente intrigante. La giungla fa veramente impressione e la notte è il momento giusto per scoprire la sorprendente fauna della foresta. Ragni di ogni tipo, grosse tarantole, pipistrelli, roditori, uccelli notturni, vermi, farfalle e scorpioni sono alcuni degli animali che ho incontrato durante la mia camminata di un paio d’ore.

4. Dormire nella giungla
L’attività più emozionante è stata campeggiare di notte nella giungla. Siamo partiti con il fratello e il cugino di Jesica da Gamboa nel tardo pomeriggio addentrandoci nella fitta vegetazione e, dopo 1 ora di cammino, abbiamo preparato e montato il campo. Si dorme sulle amache con zanzariera legate agli alberi. Prima di andare a dormire, abbiamo acceso il fuoco e cucinato delle salsicce alla brace davvero deliziose.
Una volta che il fuoco si spegne, la giungla mette soggezione. Il buio totale circonda l’amaca, ci si vede a malapena dato che la vegetazione è talmente fitta che non fa passare un minimo bagliore della luna. Il silenzio viene interrotto da versi incomprensibili di animali (scimmie?) e altri rumori. Per fortuna, nessuna creatura leggendaria ci ha disturbato. E’ stata davvero una grande emozione che consiglio a tutti!

5. Andare a pesca di Piranha
Il piranha è il pesce d’acqua dolce più famoso di tutti i bacini dell’Amazzonia ed è molto facile incontrarlo anche nel il Rio delle Amazzoni e in tutti i suoi affluenti. Ha la fama di pesce assassino perché è molto vorace e grazie ai suoi affilatissimi denti aguzzi triangolari divora le prece con estrema velocità. Si dice che un branco di piranha sia in grado di divorare una mucca – ossa comprese – in pochi minuti. Leggende e film famosi a parte, il piranha non attacca l’uomo, se non in condizioni estremamente rare. Durante la visita alla Comunità di Gamboa si può anche organizzare una piacevole uscita in canoa per andare a pesca di questo famoso predatore del Sudamerica.

Informazioni utili per un soggiorno a Leticia
- Quando andare a Leticia
La stagione migliore per visitare la Foresta Amazzonica e la Comunità di Gamboa va da giugno a settembre, durante la stagione secca. Questo periodo non è propriamente secco, potrebbe comunque piovere in qualsiasi momento. Il livello dei corsi d’acqua è basso, perciò permette di esplorare in tranquillità molte aree della foresta che vengono inondate durante la stagione delle piogge.
- Come raggiungere Leticia
Leticia sorge lungo il Rio delle Amazzoni, al confine con Perù e Brasile, nella così detta area delle “Tres Fronteras“. La città è solamente raggiungibile in due modi: via fiume da Iquitos e Manaus o con un volo interno da Bogotá. Si può raggiungere anche con un volo da Manaus per Tabatinga, la città contigua a Leticia dal lato brasiliano.
- Le città di Tabatinga e Santa Rosa
Leticia e Tabatinga sono una la continuazione dell’altra, divise solamente da una grossa insegna che marca la frontiera tra Colombia e Brasile. Ci si può muovere da un lato all’altro senza controlli di alcun tipo. Tra le due città, meglio alloggiare a Leticia perché molto più controllata dalla Polizia e, a dire dei locali, più sicura del lato brasiliano.
Santa Rosa, invece, si trova dal lato peruviano ed è separata da Leticia dall’immenso Rio delle Amazzoni. Per spostarsi tra le due città bisogna prendere delle piccole imbarcazioni che partono dalle sponde del fiume. A Santa Rosa non c’è proprio nulla, meglio rimanere a Leticia.
- Dove dormire e cenare a Leticia
Leticia è una cittadina piccola e la zona migliore dove dormire è nei pressi della via centrale Calle 8 dove si trovano il folcloristico mercato, moltissimi negozietti e cambia valuta. Ho dormito al Eco Hotel El Refugio, proprio su Calle 8 e a pochi minuti di distanza dal mercato. Per la cena (o pranzo), ti consiglio l’ottimo ristorante Tierras Amazonicas (sempre su Calle 8) dove potrai provare tipici piatti locali come il verme mojojoy e i pesci Tambaqui e Pirarucu. Per prenotare la tua sistemazione con Booking.com CLICCA QUI.
- Cosa fare a Leticia
La città non ha proprio nulla da offrire. Escludendo il pittoresco mercato locale, è meglio non perdere tempo a Leticia e dedicarsi all’esplorazione della Foresta Amazzonica.
- Esplorare la Foresta Amazzonica da Leticia
In città troverai diverse agenzie turistiche che offrono pacchetti di più giorni per esplorare la Foresta Amazzonica e le sue riserve, conoscere la flora e la fauna ed entrare in contatto con le comunità indigene locali. Una delle aree amazzoniche più belle è il Parco Nazionale Amacayacu. Organizzare è molto semplice, ma fidati solamente di operatori turistici ufficiali ed evita proposte da “personaggi” ambigui.
Per esplorare comunità indigene proprio fuori da ogni contatto con i “gringos”, come ci chiamano da quelle parti, bisogna cercare una guida locale con esperienza e vedere se è possibile organizzare. Quando ho chiesto, mi è stato detto che quelle comunità immerse totalmente nella foresta, magari raggiungibili in 6/7 ore tra barca e camminate, non amano il contatto con i turisti. Non li vogliono proprio. Si può tentare l’avventura, ma al massimo con un paio di persone accompagnate da una guida indigena.
- Wifi e metodo di pagamento
Il wifi si trova in tutte le strutture ricettive e ristoranti, ma funziona molto lentamente. A Leticia la connessione è veramente pessima. Se vuoi comprare una SIM locale, la migliore è la compagnia Claro. In alternativa, puoi acquistare una eSIM direttamente sul web tramite il sito Airalo che offre diversi pacchetti e opzioni dati.
La moneta colombiana è il Peso. Il metodo di pagamento è sia in contanti che con carta di credito. Meglio avere sempre contanti per ogni evenienza. I tuk-tuk per muoverti in città si pagano in contanti così come le piccole spese al mercato. Lungo Calle 8 troverai moltissimi negozi di cambio e alcuni sportelli bancomat se vorrai prelevare.
Se prosegui il viaggio lungo il Rio delle Amazzoni per Manaus, ti suggerisco di cambiare anche qualche Reais brasiliano perché ti servirà sia a bordo della barca sia in arrivo a Manaus per prendere un taxi. Domenica è giorno di festa e tutti i negozi sono chiusi. Ho trovato un paio di cambi aperti alla frontiera tra Colombia e Brasile (Calle 3).
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