Mosul è una grande città con circa due milioni di abitanti ed è stata una tappa memorabile del mio viaggio in Iraq. Fino a quel momento, ne avevo sentito parlare per la sua incredibile storia di crocevia di culture e commerci e, purtroppo, per essere stata teatro di una violentissima battaglia tra i terroristi dell’Isis e l’esercito iracheno supportato dagli USA. Nel gennaio 2023, accompagnando un gruppo di BHS Travel, tour operator con cui collaboro, sono riuscito a vedere con i miei occhi questa antica città.
La storia di Mosul
La città di Mosul ha una storia passata di tutto rispetto, poiché fu il luogo in cui nel 1800 aC venne fondata Ninive, capitale dell’Impero neo-assiro e città più grande del mondo per parecchi decenni. Nei secoli successivi, data la sua importanza strategica per le rotte commerciali tra l’Assiria e l’Anatolia, Mosul divenne parte di diversi imperi, tra cui Achemenide, Seleucide, Partico e Sasanide, fino a quando fu annessa all’impero degli Omayyadi nel VII secolo, diventando la capitale della Mesopotamia.
Intorno al 1120 divenne il centro politico della dinastia Zengide, dinastia musulmana di origine turco-selgiuchide, che governò gran parte dell’Iraq settentrionale e della Siria, ma nel 1265, durante l’invasione del Medio Oriente da parte dell’esercito Mongolo, Mosul fu rasa al suolo. Tuttavia, sotto il dominio dell’Impero Ottomano, fu ricostruita e divenne una delle tre città più importanti dell’Iraq. Nel 1918, la città passò sotto il dominio britannico fino al 1932, anno in cui l’attuale Iraq divenne indipendente.

La conquista di Mosul da parte dell’Isis
Nonostante la sua storia millenaria, Mosul è diventata tristemente famosa nei primi mesi del 2014, quando i terroristi dello Stato Islamico assaltarono la città. Benché le truppe governative fossero schierate a difesa di Mosul in gran numero, un gruppo di 1500 miliziani dell’Isis, fortemente organizzati, addestrati e armati, riuscì ad assaltare la base militare di Ghizlani e il carcere di Badush, liberando oltre 1000 prigionieri che erano rinchiusi in entrambe le strutture, ed aumentando così il proprio numero di combattenti.
Dopo pochi giorni di duro combattimento, le truppe governative si ritirarono verso la parte nord della città, lasciando l’aeroporto e il centro di Mosul nelle mani dei guerriglieri dello Stato Islamico che, il 10 giugno 2014, ne presero il totale controllo facendone la propria capitale.
Per i successivi due anni, i miliziani dell’Isis perseguitarono le minoranze etniche e religiose, e giustiziarono senza motivo centinaia di persone che purtroppo non erano riuscite a lasciare la città. Alle donne fu imposto di uscire di casa solo con un accompagnatore maschile, di coprirsi completamente il viso e indossare anche guanti. Alcune vennero addirittura vendute come schiave sessuali ed altre condannate a morte.
Nell’ottobre 2016, dopo essersi organizzate e addestrate a dovere, le truppe governative cominciarono a riprendersi la città. Seguirono ben 9 mesi di sanguinosi combattimenti fino al 10 luglio 2017, quando il primo ministro iracheno Haider al Abadi annunciò la liberazione di Mosul.

I monumenti di Mosul distrutti dall’Isis
Purtroppo, come succede in ogni guerra, anche la liberazione di Mosul ha lasciato parte della città rasa al suolo, devastando abitazioni e monumenti della parte più antica perché finiti in mezzo a bombardamenti ed esplosioni. Come se non bastasse, nel corso dei tre anni di dominio dell’Isis, anche i combattenti del gruppo fondamentalista hanno volutamente distrutto alcuni dei più antichi e rilevanti monumenti della città. Secondo una stima delle Nazioni Unite, sono stati distrutti oltre 500 edifici ed altri 5.000 danneggiati gravemente solo nel centro storico di Mosul.
Oltre ad aver raso al suolo tutte le Chiese della città, i guerriglieri hanno devastato l’antica Moschea del Profeta Yunus – costruita nel 1172 -, il Mausoleo dell’Imam Awn al Din – costruito nel 1278 -, la Moschea Verde – costruita nel 1151 -, la Tomba del profeta Daniele, la Moschea Hamu Al Qadu – risalente al 1880 -, e il sito archeologico di Ninive, purtroppo anche saccheggiato per rivendere i reperti al mercato nero e guadagnare denaro per comprare armamenti.

La parte orientale di Mosul
La città di Mosul è divisa in due parti, est e ovest, separate dallo storico fiume Tigri. Arrivando da sud, siamo entrati in città dalla parte ovest che è quella più colpita dai bombardamenti durante la guerra. Essendo già tarda serata, non abbiamo notato nulla di particolare, se non strade poco illuminate e uno sparuto numero di auto in giro. Attraversato il ponte vecchio, una grossa struttura ad arcate metalliche, raggiungiamo la parte orientale. Questa sponda del Tigri, nonostante fosse sotto il controllo dell’Isis è decisamente intatta, ricca di negozi, ristoranti e brulicante di gente.
Lasciati i bagagli in hotel, andiamo immediatamente a fare una passeggiata. Il quartiere dove alloggiamo è abbastanza elegante, tutte le abitazioni sono villette molto curate con giardino annesso. Sembra veramente di essere in un altro mondo, distanti anni luce dal terribile momento vissuto dagli abitanti di Mosul.
Giunti sulla strada principale troviamo negozi, alcuni ristoranti e una grande pasticceria con un’ampia esposizioni di dolci. Senza pensarci troppo entriamo immediatamente per provare le sue specialità dolciarie. Anche a Mosul, come in tutte le altre città visitate in Iraq, la gente è veramente ospitale. I commessi della pasticceria ci fanno assaggiare diversi dolci, tra cui i buonissimi Baklava ricoperti di miele e pistacchi. La gentilezza degli iracheni mi ha veramente colpito.
Non mi sarei mai aspettato tanta cordialità e curiosità nei confronti di noi “occidentali”. L’Iraq, molto spesso, è dipinto dalle nostre TV e giornali come l’inferno in terra. A leggere i siti ufficiali dei vari governi “amici” degli USA sembra che non appena messo piede nel paese, i turisti vengano rapiti o colpiti da bombe. Nulla di tutto questo è successo. Nessuno ci ha mai guardato con odio o trattato con disprezzo. Nessuno.
Al contrario, sia durante le escursioni che durante la visita dei mercati, le persone ci hanno fermato per fare fotografie, e molti di loro ci hanno offerto un thè, tipico gesto di benvenuto. Con questo non voglio dire che l’Iraq sia un paese sicuro e libero da qualsiasi tipo di problematica legata ad atti terroristici, assolutamente no, ma non è quello che vogliono farci credere.
Tornado a noi, abbiamo acquistato un cabaret strapieno di dolci perché non abbiamo saputo resistere alla loro bontà. Dopo un paio di ore, compresa un’ottima cena a base di Quzi – un piatto di riso servito con agnello, noci tostate e uvetta – siamo tornati in hotel per riposare e prepararci alla visita del giorno seguente: la città vecchia di Mosul.

Tra le macerie della parte occidentale: la città vecchia di Mosul
Alle 7.30 siamo al mercato della città vecchia, dove alcuni commercianti stanno per aprire le loro attività. Questo mercato si sviluppa sotto una lunghissima struttura metallica con tettoia che ripara i commercianti dalla pioggia. Nei dintorni del mercato inizia a notarsi la grande devastazione dovuta ai combattimenti. Nonostante la strana sensazione che proviamo ad essere in questo luogo molto particolare e fuori da ogni rotta turistica, notiamo che agli angoli delle strade i pochissimi militari e poliziotti sembrano piuttosto rilassati.
Quando ci avviciniamo a loro, sono più che felici di scattare qualche foto con noi, piccolo segnale segnale di ripresa di una vita tranquilla in città. Siamo qui al mercato per fare colazione con thè e Kahi, un tipico dolce iracheno fatto di pasta sfoglia, immerso nel miele e solitamente cosparso di una specie di crema al formaggio. Una delizia.
Dopo colazione, iniziamo la nostra camminata tra le antiche abitazioni del centro storico, uno dei quartieri più antichi del Medio Oriente e cuore dei devastanti combattimenti tra miliziani dello Stato Islamico ed esercito regolare iracheno. Ultima roccaforte dell’ISIS in città, questa zona è stata completamente spazzata via nel giro di poche settimane ed i suoi edifici vecchi di centinaia di anni sono stati ridotti ad un cumulo di macerie. Tra i ruderi intorno a noi spicca la Grande Moschea di al Nuri, la più antica moschea di Mosul, risalente al XII secolo, oggi in lenta ricostruzione.
È qui che lo storico leader dell’ISIS, Abu Bakr al Baghdadi, il 4 luglio 2014, si è auto proclamato califfo dell’ISIS, la prima e unica volta che è apparso in pubblico. Il complesso religioso era noto soprattutto per il suo altissimo minareto pendente Al Hadba – conosciuto come la Torre di Pisa irachena -, la cui costruzione era stata conclusa nel 1172. Questi antichi monumenti sono in ristrutturazione grazie ad un progetto dell’UNESCO finanziato dagli Emirati Arabi.


Passeggiando tra gli edifici abbattuti, scorgiamo dei simboli arabi su alcune porte di ingresso delle case. La guida ci spiega che era il “marchio” apposto dai miliziani per riconoscere le case delle persone di fede cristiana. I non musulmani venivano perseguitati, costretti a pagare una tassa per rimanere in vita e spesso giustiziati. Entriamo in alcune abitazione, o meglio in quello che rimane in piedi delle abitazioni, e notiamo subito la bellezza di questi antichi edifici, molti dei quali avevano soffitti finemente pitturati e decorazioni fatte con marmi pregiati.
Pensare a tutta la sofferenza che hanno passato queste persone fa venire i brividi. Più si visitano luoghi del genere e più si comprende quanto la stupidità e la cattiveria dell’essere umano non abbia confini.
La circostanza che ci sorprende maggiormente è che alcune di queste case sono ancora abitate. Qua e là, tra i vari cumuli di pietre, ferri, mattoni, mobilio e detriti, si trovano piccoli appartamenti al piano terra che hanno resistito alle bombe e dove i proprietari sono tornati a vivere. La forza interiore, il coraggio e la caparbietà degli iracheni di Mosul è veramente immensa.
Dopo un paio di ore trascorse tra i vicoli della città vecchia, ci lasciamo alle spalle – si fa per dire – la devastazione del centro storico e raggiungiamo la strada principale dove si trova il mercato del pesce. E’ stata un’esperienza toccante e scioccante allo stesso tempo che rimarrà per sempre nella mia mente e soprattutto nel mio cuore. A presto Mosul!

- Assicurazione di viaggio medico – bagaglio
L’assicurazione di viaggio è la cosa più importante di cui hai bisogno durante un viaggio all’estero perché non sai mai cosa potrebbe accadere. La mia scelta ricade oramai da molto tempo sull’affidabilissima HEYMONDO, compagnia assicurativa con cui mi trovo veramente molto bene e che mette a disposizione diverse opzioni per tutte le necessità. Per i miei lettori, cliccando sul banner qui sotto, avrete diritto anche uno sconto del 10%!
Suggerimento: altra ottima copertura medico bagaglio per viaggiare in sicurezza è quella offerta dalla compagnia assicurativa IATI che copre tutte le destinazioni non assicurate dalle altre compagnie. CLICCA QUI per scoprire le offerte assicurative di viaggio della compagnia IATI!
