Auschwitz, come visitare il campo di concentramento

Visitare il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau non è un’esperienza come le altre. Non è una semplice tappa turistica, ma un viaggio nella storia e nell’anima, un confronto diretto con l’orrore del passato e con il peso della memoria. È un luogo che non si dimentica, che lascia dentro una sensazione difficile da spiegare. Auschwitz rappresenta uno dei luoghi più simbolici della storia del XX secolo. Eppure, nonostante avessi letto libri e visto documentari, niente mi aveva davvero preparato all’impatto emotivo che avrei vissuto.  

Breve storia di Auschwitz 

Il  campo di concentramento di Auschwitz fu operativo dal 1940 al 1945 ed è ricordato, purtroppo, per essere stato il più grande campo di concentramento e sterminio nazista di tutta Europa. Fu anche l’unico campo di sterminio che etichettava i prigionieri con i tatuaggi numerati sul braccio che così tante persone associano all’Olocausto. Auschwitz era costituito da tre campi principali: Auschwitz I, Auschwitz II, conosciuto come Birkenau, e Auschwitz III, conosciuto come Monowitz. 

  • Auschwitz I

Era la sezione principale del campo, l’unica a non essere stata totalmente costruita dai nazisti perché era l’ex caserma dell’artiglieria polacca a Oswiecim. All’ingresso del campo di concentramento si trova il celebre cancello con la scritta “Arbeit Macht Frei” (Il lavoro rende liberi). Un paradosso crudele, uno scherno inciso nel ferro che accoglieva migliaia di prigionieri destinati a non uscire mai più. Auschwitz I ospitava il comandante del campo e la sua famiglia, le baracche degli ufficiali e dei soldati delle SS,  e i 28 edifici a due piani – chiamati “blocchi” –  dove, nella stragrande maggioranza dei quali, venivano tenuti circa 1200 prigionieri.

Il blocco 11 era chiamato “blocco della morte” e veniva utilizzato come prigione; il blocco 10 era tristemente conosciuto per essere l’edificio dove i prigionieri venivano usati come soggetti sperimentali dai medici tedeschi. Proprio davanti al Blocco 10, è stata eretta una targa commemorativa che ricorda i crimini commessi dai medici nazisti. Tra questi due edifici, nascosto da alte mura, si trova il famigerato “Muro Nero”, un muro dove furono uccisi migliaia di prigionieri. Auschwitz I ospita anche l’unica camera a gas rimasta visitabile. Un vero orrore.

Polonia, Auschwitz - Birkenau
edifici di Aushwitz I
  • Auschwitz II-Birkenau

Birkenau si trova a circa due chilometri da Auschwitz I. Questa immensa sezione del campo è quella più conosciuta, facilmente riconoscibile dal grande edificio di guardia e dai binari del treno che lo attraversano. Operativo per 3 anni, a Birkenau arrivavano i treni carichi di deportati, spesso ignari di cosa li aspettasse. Le famiglie venivano divise in pochi secondi, uomini da una parte, donne e bambini dall’altra.

Molti di questi prigionieri, soprattutto malati e non idonei al lavoro, venivano mandati direttamente alle camere a gas. Era soprannominato il “campo della morte” perché proprio al suo interno morì il 90% di tutte le vittime. La frase più sconcertante e triste che abbia letto in un libro scritto da sopravvissuti all’Olocausto è stata “entravamo dalla porta e uscivamo dal camino“.

L‘interno di Birkenau era costituito da file di baracche di legno senza finestre con una capacità totale di oltre 400 prigionieri dove dormivano gli uomini, edifici in muratura per donne e bambini con all’interno 60 tramezzi in mattoni con tre livelli – per un totale di 180 posti letto – e da quattro grandi forni crematori e camere a gas. Le latrine si trovavano all’esterno in aree non protette e le baracche erano spesso umide e fredde. Pidocchi e topi erano un problema enorme per i prigionieri dato che scoppiavano frequentemente epidemie di malattie contagiose.

  • Auschwitz III – Monowitz

Questo campo di concentramento non esiste più, venne completamente distrutto dalle truppe alleate. Questa sezione si trovava a Monowice, città a 7 km da Oswiecim, ed era  il campo dove venivano detenuti i prigionieri impiegati nella costruzione dell’allora più grande stabilimento chimico d’Europa, l’ex complesso industriale della Buna Werke.

Si stima che durante gli anni in cui il campo di lavoro fu operativo, transitarono a Monowitz oltre 35.000 prigionieri, la maggior parte dei quali, morì per le condizioni di lavoro estreme o fu giustiziato. Tra i superstiti di questo campo di concentramento, oltre allo scrittore Primo Levi, troviamo  Elie Wiesel, giornalista – scrittore di origini ebraiche, insignito del premio  Nobel per la pace nel 1986.

Polonia, Auschwitz - Birkenau
Auschwitz I, l’ingresso del campo di concentramento
Polonia, Auschwitz - Birkenau
Gli edifici di Auschwitz I

Come arrivare ad Auschwitz

Il campo di concentramento di Auschwitz si trova si trova nella città di Oswiecim, a circa 70 km da Cracovia, ed è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici. Questa piccola città di 40 mila abitanti, durante la dominazione nazista, era conosciuta come Auschwitz. Gli autobus per Oswiecim partono dalla Stazione dei bus MDA (solitamente dal gate D10) che si trova in centro città, dietro la stazione ferroviaria. La corsa dura circa 1 ora e 30 minuti e costa 20 PLN. La fermata è proprio davanti al museo di Auschwitz.

Se preferisci andare in treno, che è però meno comodo del bus, la corsa tra la stazione centrale di Cracovia e quella di Oswiecim dura circa 1 ora e 50 minuti, e costa 13 PNL. La distanza tra la stazione di Oswiecim e il campo di concentramento di Auschwitz è di circa 2 km (20 minuti a piedi).

Per evitare spostamenti vari e stare più comodo, puoi prenotare uno dei tanti tour di gruppo/privati offerti dalle agenzie locali. I tour prevedono il servizio di prelievo, la guida locale e il pass di ingresso ad Auschwitz I e Auschwitz – Birkenau. Per vedere le varie opzioni in anticipo, puoi anche affidarti ai motori di ricerca Civitatis.com e Viator.com dove gli operatori locali pubblicizzano le varie attività a Cracovia e dintorni.

Polonia, Auschwitz - Birkenau
Gli edifici di Auschwitz I
Polonia, Auschwitz - Birkenau
Auschwitz I, i contenitori del gas Zyklon B

Come visitare Auschwitz 

Nel 1947 il parlamento polacco trasformò Auschwitz in un memoriale-museo (modificando poi anche il suo nome ufficiale); nel 1979 il sito fu dichiarato patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. La visita di Auschwitz si divide in due parti: si comincia dal campo di concentramento principale di Auschwitz I e si prosegue con il campo di Auschwitz – Birkenau. La distanza tra i campi è di circa 2 km e ci sono delle navette gratuite che collegano i due siti.

Se farai un tour individuale, ricorda che la visita dell’ex campo di concentramento è possibile solo con un pass d’ingresso prepagato personalizzato da prenotare su www.visit.auschwitz.org. Individuale non significa che potrai girare liberamente, ti dovrai comunque unire ad un tour guidato perché Auschwitz I è visitabile solamente in gruppo. Birkenau, invece, potrai visitarlo da solo.

  • Orari di ingresso

Il Museo Nazionale di Auschwitz è aperto tutti i giorni dell’anno dalle 07:30 del mattino, ad eccezione del 1 gennaio, del 25 dicembre e della domenica di Pasqua. A seconda del mese in cui lo si visita, l’orario di chiusura potrebbe variare.

Nota: ti consiglio di prenotare con largo anticipo perché il numero di pass d’ingresso disponibili è limitato. Sul sito web troverai i vari slot giornalieri (il primo è alle 8:00) e la lingua del tour che viene effettuato. Vengono anche fatti tour in italiano. Se invece preferisci prenotare la visita con un TO, non ti dovrai preoccupare di nulla.

Polonia, Auschwitz - Birkenau
edifici di Birkenau
Polonia, Auschwitz - Birkenau
una foto degli ebrei in arrivo a Birkenau

Riflessioni e Sensazioni

Auschwitz non è un museo come gli altri. È un luogo che toglie il fiato, che riempie di tristezza ma che, allo stesso tempo, è necessario visitare. Per ricordare, per non dimenticare, per far sì che l’indifferenza non prenda mai il sopravvento. Camminare all’interno degli edifici di mattoni rossi di Auschwitz I che una volta ospitavano gli internati, i prigionieri politici, gli intellettuali ebrei e polacchi è davvero un pugno nello stomaco.

Mentre si osservano le fotografie delle persone barbaramente uccise e le teche contenenti cumuli di scarpe, valigie e occhiali, il silenzio è assordante. E poi ci sono i capelli dei prigionieri, tagliati e ammassati, la prova più disumana della riduzione delle persone a numeri. Di fronte a tutto questo rimango immobile, incapace di trovare parole adatte. Commovente la visita dei forni crematori e della camera a gas, una piccola stanza angusta con buchi nel soffitto da dove venivano gettati all’interno i contenitori del gas Zyklon B.

Anche a Birkenau le emozioni che si provano sono di tristezza, commozione e rabbia. La sua vastità è opprimente. I resti delle baracche di legno si perdono all’orizzonte, e il silenzio che regna rende tutto ancora più surreale. Qui, il senso di perdita e desolazione è totale. Non ci sono parole per descrivere il gelo che si prova nel vedere le rovine delle camere a gas e dei forni crematori, fatti saltare dai nazisti nel tentativo di cancellare le prove dei loro crimini.

Camminare all’interno degli edifici dove dormivano ammassate donne e bambini fa venire i brividi. Così come fa venire i brividi la porta di accesso al campo di concentramento con il passaggio per la ferrovia. Da questa porta, tristemente nota come “Porta dell’Inferno”, passarono oltre 1 milione di ebrei senza più uscirne.

Lasciando il campo di sterminio si rimane increduli. È difficile accettare che tutto questo sia accaduto davvero, che l’umanità abbia potuto concepire qualcosa di così crudele. Uscire da Auschwitz non significa però lasciarselo alle spalle. Questo posto ti resta dentro, ti cambia. E forse è proprio questo il suo scopo: farci riflettere, spingerci a non essere spettatori passivi della storia. Auschwitz non è solo un pezzo di passato, è un monito per il futuro.

Polonia, Auschwitz - Birkenau
Birkenau, gli edifici dove dormivano le donne e i bambini
Polonia, Auschwitz - Birkenau
un forno crematorio di Auschwitz I

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