Il Minareto di Jam si trova in una verde vallata scenografica a 1900 metri di altitudine nel cuore della provincia afghana di Ghowr, circondato da alte montagne e lambito dalle acque del fiume Harirud. Tra tutte le magnifiche attrazioni dell’Afghanistan che ho avuto il privilegio di visitare, il Minareto di Jam è quella che mi ha letteralmente lasciato senza parole. Non solo per la sua bellezza e per la sua antichissima storia, ma soprattutto per la grandissima difficoltà nel raggiungerlo. E’ stato come vedere un raggio di sole dopo una tempesta perché, fino all’ultimo, le nostre auto hanno viaggiato nell’incertezza di non poterci arrivare.
La storia del Minareto di Jam
Il Minareto di Jam fu costruito nel 1194 per il sultano Ghiyasuddin, il più grande dei sovrani Ghoridi, dinastia musulmano sunnita proveniente dall’Iran orientale che governò in Afghanistan, Iran, Pakistan e India settentrionale dal VIII secolo al XIII secolo. Il minareto è alto 65 metri e la sua struttura circolare poggia su una base ottagonale di 9 metri di diametro.
I suoi 3 piani cilindrici affusolati costruiti in mattoni cotti sono magnificamente ricoperti da intricate decorazioni geometriche in rilievo come poligoni e medaglioni intrecciati, intervallati da testi del Corano, tra le quali spicca un’iscrizione cufica in piastrelle turchesi. Si dice che al momento della sua costruzione fosse addirittura il minareto più alto del mondo.

Sebbene sia rimasto solo questo strabiliante monumento Ghoride nella Valle di Harirud, gli studiosi hanno stabilito che il sito dove svetta il minareto facesse parte di un più ampio complesso di abitazioni appartenenti alla città perduta di Firuzkoh, la capitale dei Ghoridi distrutta dai Mongoli di Gengis Khan nel 1219. Sulla montagna di fronte al minareto si possono scorgere i resti di un antico palazzo, presumibilmente usato come residenza della principessa ed alcune fortificazioni.
A causa della sua posizione remota, il minareto venne “scoperto” solamente nel 1886 da sir Thomas Holdich, che lavorava nella Commissione per i confini afghani. Nel 1957, con l’aiuto di due archeologi francesi che studiavano il sito, tra i quali Gaston Wietm (autore del libro “Il minareto di Jam: alla scoperta della capitale dei sultani Ghoridi”), il minareto ritornò alla ribalta. Nel 2002, grazie alla sua meravigliosa architettura islamica, autenticità e valore universale, il Minareto di Jam è diventato il primo sito patrimonio mondiale dell’UNESCO dell’Afghanistan.

Tuttavia, l’antico monumento è stato contemporaneamente inserito nella lista dei siti Patrimonio dell’Umanità in pericolo. L’instabilità politica del paese, le continue guerre e i continui saccheggi da parte di ladri in cerca di tesori, hanno sempre messo in discussione l’integrità del sito. In aggiunta, il minareto di Jam continua ad inclinarsi in maniera veramente preoccupante a causa dell’erosione delle sua fondamenta dovuta alla presenza del fiume Harirod.
Spero vivamente che gli enti preposti riescano a mettere in sicurezza questa fantastica testimonianza del passato afghano il prima possibile in modo che il minareto non rimanga solamente un piacevole ricordo.

Come ho raggiunto il Minareto di Jam
Raggiungere il Minareto di Jam è stato un viaggio nel viaggio. Si trova in una valle veramente distante da grandi centri abitati e le strade per raggiungerlo, anche se sarebbe più giusto chiamarle piste sterrate, sono un vero disastro. Quello che però ci ha messo in grande difficoltà è stato il meteo che in quei giorni è stato veramente pessimo. A causa delle abbondanti piogge, ci sono state diverse esondazioni dei fiumi che hanno reso le strade pressoché impraticabili. Sfidando la sorte, con qualche difficoltà, siamo però riusciti a completare tutto il percorso.
Partendo da Bamiyan in jeep 4×4, località molto conosciuta grazie ai famosi Buddha scolpiti nella roccia, patrimonio UNESCO dal 2003 (distrutti dai Talebani nel 2001), e dal Parco Band e Amir, primo parco nazionale dell’Afghanistan, le strade per raggiungere la prima tappa del viaggio, Chaghcharan, capoluogo della provincia di Ghowr, passando per il distretto di Yakawlang, sono 3. Viaggiando sulla strada più corta ci si impiega 6/7 ore, su quella più lunga, invece, ci si impiega 12/13 ore. Salvo complicazioni. E proprio quelle “complicazioni”, dovute al metro, hanno reso la prima parte del viaggio avventurosa e problematica.


Bamiyan si trova a 2500 metri ed è circondata dalle alte montagne dell’Hindu Kush, catena montuosa che si estende estende dall’Afghanistan centro occidentale al Pakistan, che in questi giorni erano completamente coperte di neve per le abbondanti nevicate. La strada di lunghezza media era chiusa proprio a causa della neve, mentre la più lunga e quella più corta risultavano ancora aperte, nonostante i passi montani da attraversare in auto si trovassero entrambi sopra i 3300 metri di altitudine.
Dopo aver percorso un centinaio di chilometri su strada asfaltata in mezzo alla neve, arriviamo nella piccola cittadina di Yakawlang, luogo da cui si diramano le 3 strade sterrate per arrivare a Chaghcharan. Chiesto informazioni al mercato locale e fatto il pieno, la guida opta, ovviamente, per la strada più breve. Saliamo piano piano in mezzo alle montagne, passando per villaggi dalle piccole abitazioni di fango e pietra veramente dispersi in mezzo al nulla. Ogni tanto incontriamo qualche pastore con il bestiame e contadini intenti ad arare i terreni. Nulla più. Man mano che proseguiamo il viaggio, la neve intorno a noi si fa sempre più consistente, arrivando, talvolta, ad una altezza a bordo strada di oltre mezzo metro.


Nonostante ciò, le jeep non fanno fatica a salire verso il passo che risulta sempre più vicino. All’improvviso la brutta notizia. Incrociamo uno dei pochi veicoli incontrati fino ad ora e l’autista si ferma a parlare con la nostra guida. Il passo è chiuso! La neve ha bloccato alcuni mezzi pesanti e la strada è totalmente bloccata. Impossibile passare. L’unica soluzione è tornare indietro a Yakawlang e tentare di percorrere la strada più lunga. Non appena riusciamo a raggiungere un punto dove il telefono ha campo, la guida si informa tramite gli enti ufficiali sulla fattibilità del percorso.
Anche se le informazioni sono da prendere con le pinze, la strada sembrerebbe aperta. E’ l’unica possibilità, l’alternativa è saltare il Minareto di Jam e tornare a Kabul. Neanche per sogno, si prosegue! Tornati nei pressi di Yakawlang senza problemi, prendiamo la “strada lunga” e iniziamo a salire in mezzo alle montagne. Curva dopo curva ci sembra fattibile, ma l’imprevisto è dietro l’angolo. La strada, in alcuni punti, è estremamente fangosa, non adatta a veicoli normali, e, ovviamente, un piccolo furgoncino che trasporta passeggeri rimane completamente bloccato nel fango, ostruendo completamente il passaggio.


Sembra proprio che il meteo non ci voglia fare arrivare a Jam. Per fortuna, con alcune manovre al limite del possibile, i nostri autisti riescono a far spostare il furgoncino ed a svincolare per proseguire. Tra fango e una bella nevicata, riusciamo ad arrivare al passo di montagna senza altri intoppi. Da li, tra continui saliscendi e paesaggi mozzafiato, arriviamo a Chaghcharan alle 23.30. Sono completamente stravolto. Un grande ringraziamento agli autisti che hanno guidato su quelle strade pessime per 16 ore. Il proprietario della guest house ci prepara un’ottima cena a base di riso, verdure e pollo grigliato. Poi tutti a dormire per l’alzataccia.
Alle 5.30 siamo pronti per partire, la strada per il Minareto di Jam e per Herat, dove dovremo dormire, è veramente lunga. Lasciamo Chaghcharan alle spalle e ci addentriamo subito in mezzo alle montagne. Oggi il meteo ci assiste, il sole risplende e non c’è l’ombra di una nuvola. I paesaggi intorno a noi sono stupendi: verdi vallate, piccoli villaggi tradizionali dalle caratteristiche case di fango, contadini, pastori e tanti bimbi che ci salutano incuriositi al nostro passaggio. Da queste parti si vedono veramente poche persone.


L’unico intoppo lungo l’itinerario è dovuto alle grandi piogge dei giorni scorsi che hanno completamente inondato alcuni villaggi della provincia di Ghowr. Purtroppo, ci sono stati anche diversi morti. In alcuni punti la strada è ancora completamente invasa dall’acqua e le jeep si muovono lentamente all’interno di torrenti che scendono dalle montagne e scorrono a valle lungo il nostro percorso. Tutto ciò è davvero suggestivo, da un pizzico di avventura al nostro lungo viaggio. in alcuni brevi tratti, l’acqua arriva quasi alla portiera.
Dopo qualche ora di auto, improvvisamente, davanti a noi spunta il meraviglioso minareto di Jam. Finalmente! E’ come una visione in mezzo al deserto. Dopo tanta fatica, ci siamo. Non dico una parola, sarebbe di troppo. Sono colpito dalla bellezza del paesaggio e da quella del minareto. L’antico monumento cilindrico svetta in cielo, circondato da alte montagne in mezzo al verde e lambito da un fiume. I Talebani di guardia al sito ci accolgono con gentilezza e curiosità, ma sembrano anche molto divertiti dalla nostra presenza. Capisco subito il perché.


La piena del fiume ha distrutto completamente il ponte che permetteva di raggiungere a piedi il Minareto di Jam per “toccarlo con mano”. Le opzioni sono due: ammirarlo da questa sponda oppure tentare l’attraversamento del fiume con una specie di carrucola – anche se chiamarla carrucola è un complimento – arrangiata dai talebani che collega le due sponde. Decido per la carrucola. Dopo tanta strada voglio abbracciare il minareto!
Due talebani mi agganciano a una specie di ferraglia con una rotellina e mi legano stretto con una corda gialla. La sicurezza prima di tutto! Mi spingono e iniziano a tirare la corda per farmi arrivare dall’altra parte del fiume. Finalmente ci sono, il Minareto di Jam è a pochi passi da me. Aspetto altri due componenti del gruppo e tutti insieme ci godiamo la bellezza del sito. Qualche foto di rito e si ritorna sull’altra sponda sempre con la carrucola “talebana”. Alle 13 siamo pronti per ripartire e lasciarci alle spalle questo capolavoro dell’architettura Ghoride.
Il viaggio per Herat è interminabile. Le strade sterrate della provincia di Ghowr sono letteralmente devastate dalle piogge torrenziali. In moltissimi tratti di strada, le jeep procedono a una velocità ridotta a causa delle buche, di deviazioni per ponti crollati e di torrenti che invadono la carreggiata rendendola impraticabile. Una delle nostre jeep rimane bloccata con il fango alle portiere e solo il passaggio casuale di un camion che la trascina fuori dalla melma riesci a farci ripartire. Arriviamo a Herat alle 4 del mattino veramente stremati, ma ne è valsa la pena. Nonostante il Minareto di Jam sia in un luogo veramente “fuori dal mondo”, rifarei tutte quelle ore di auto altre 100 volte!


Informazioni utili per un viaggio in Afghanistan
- È sicuro viaggiare in Afghanistan?
Da quando ci sono i Talebani al potere la situazione di sicurezza è leggermente migliorata perché stanno cercando in tutti i modi di rilanciare il turismo. Durante il mio viaggio non ho mai avuto alcun problema e ho notato molti controlli da parte dei talebani sia in città che sulle strade extraurbane. Tuttavia, i rischi di incappare in qualche situazione spiacevole e pericolosa ci sono e questa non è sicuramente una destinazione per tutti. Perciò, prima di avventurarti in questo magnifico paese, controlla sempre il sito ufficiale della Farnesina. In Afghanistan non troverai ambasciate dei paesi europei perché il governo dei Talebani non è riconosciuto a livello internazionale.
Una volta in Afghanistan, è fondamentale seguire le regole dettate dalla tua guida. Essendo un paese musulmano tra i più conservatori al mondo, rispetta sempre la cultura e la tradizione locale. Non è obbligatorio indossare abiti tradizionali, ma è altamente consigliato per mescolarsi ed integrarsi il più possibile con la popolazione. Chiedi sempre prima di fare fotografie agli uomini (i locali sono molto accoglienti e si lasciano fotografare senza problemi) e non scattare fotografie alle donne perché potresti finire nei guai.
- Qual è il periodo migliore per andare in Afghanistan?
Il periodo migliore dell’anno per andare in Afghanistan è la primavera o l’autunno. L’estate può essere molto calda, mentre in inverno si verificano freddo estremo e abbondanti nevicate. Ho visitato l’Afghanistan a maggio ed il tempo è variato a seconda della zona visitata. Nelle città di Herat e Mazar i Sharif il clima era caldo con temperature intorno ai 30 gradi; a Kabul il meteo è stato variabile con temperature intorno ai 20 gradi; nella zona delle montagne di Bamiyan e dintorni ho trovato temperature basse e neve.
- Le differenti etnie afghane
L’Afghanistan è una miscela di culture prese in prestito dall’Europa, dall’Asia orientale e occidentale. Le lingue ufficiali in Afghanistan sono il pashto e il dari. La complessità di questo meraviglioso paese deriva proprio dalle diverse etnie che lo popolano le quali includono pashtun , tagiki, hazara, uzbeki, aimaks, e beluci. I pashtun costituiscono il gruppo etnico più numeroso con il 42% della popolazione totale e sono riconoscibili poiché gli uomini indossano camicie larghe lunghe fino al ginocchio e pantaloni legati in vita con un cordoncino. I pashtun sono anche il gruppo etnico che fa parte dell’organizzazione politica dei Talebani, al governo in questo momento in Afghanistan.
Curiosità: tra le varie etnie vanno sicuramente citati gli hazara. Occupano le aspre regioni degli altopiani centrali dell’Afghanistan (la città principale è Bamiyan) e costituiscono quasi il 10% della popolazione afghana. Si dice che gli hazara siano discendenti di Gengis Khan, il fondatore dell’Impero mongolo che invase l’Afghanistan nel XIII secolo. Gli hazara sono di religione musulmana, ma appartengono alla setta islamica sciita in un paese a maggioranza musulmana sunnita. Questa differenza ha spesso portato molti problemi a questa etnia che molto spesso è stata perseguitata dai musulmani sunniti.
- SIM Card e Wifi
Il wifi si trova in tutti gli hotel di categoria superiore e in alcuni ristoranti di fascia medio alta, ma funziona abbastanza lentamente. Se vuoi una SIM Card afghana, puoi comprarne una direttamente all’aeroporto di Kabul o in qualsiasi negozio di telefonia. Sia per le chiamate che per il traffico internet, la compagnia migliore è Etisalat. La SIM con 9 GB di traffico costa circa 7 USD. Altre compagnie telefoniche sono Afghan Wireless e MTN.
Detto questo, se hai uno smartphone che supporta le eSIM, ti consiglio vivamente di dare un’occhiata al sito web di Airalo dove ci sono una varietà di pacchetti dati, prezzi e durate tra cui scegliere comodamente da casa. E’ una scheda “SIM virtuale” che si installa direttamente sul telefono senza possedere fisicamente una tesserina.
- Come si paga in Afghanistan?
La valuta dell’Afghanistan viene chiamata Afghani (AFN) ed il metodo di pagamento è in contanti. 1 euro corrisponde a circa 76 afghani. Il costo della vita è veramente basso. Gli euro possono essere cambiati direttamente in aeroporto a Kabul dove ci sono alcuni negozi di cambio o in città. Si trovano cambiavalute anche a Herat e Mazar i Sharif. Non fare affidamento sulla carta di credito né sul bancomat perché difficilmente funzionano e la tua banca potrebbe bloccarli.
- Assicurazione di viaggio medico – bagaglio
L’assicurazione di viaggio è la cosa più importante di cui hai bisogno durante un viaggio all’estero perché non sai mai cosa potrebbe accadere. La mia scelta ricade oramai da molto tempo sull’affidabilissima HEYMONDO, compagnia assicurativa con cui mi trovo veramente molto bene e che mette a disposizione diverse opzioni per tutte le necessità. Per i miei lettori, cliccando sul banner qui sotto, avrete diritto anche uno sconto del 10%!
Nota: al momento, HEYMONDO non offre copertura per i viaggi in Afghanistan. Per questo viaggio ho usato l’assicurazione di viaggio di IATI.


Che spettacolo…complimenti!
Stupenda descrizione del mitico Minareto di Jam e dintorni;ho appena visto su Rai 3 un filmato di Filippo Tenti di Overland riguardante il suddetto Minareto di Jam.Il tuo racconto e le bellissime fotografie mi hanno commosso pensando soprattutto alle donne afgane sottomesse in maniera barbara e assurda dai talebani…..Gentilissimo Cristiano il tuo reportage è stato esemplare e utilissimo,bravissimo.
Ciao Arturo,son contento ti sia piaciuto il mio articolo. Il Minareto di Jam è meraviglioso. Ci vuole veramente tempo e fatica per raggiungerlo, ma ne vale la pena!
Ciao,, ho letto solo ora il tuo servizio: complimenti!!!mi ha fatto ritornare indietro al dicembre 2023 quando ho fatto con BHS questo viaggio fantastico.- Il ricordo della visita al Minareto di Jam è indimenticabile! ero rimasto in contatto con le guardie del sito via mail, e c’è stata corrispondenza per mesi.- Poi seppi che una terribile alluvione ha investito la zona, dopodiche’ ho perso i contatti, con gran dispiacere.- spero non sia successo nulla di grave.- non parliamo poi dei Buddha di Bamyan, l’unico posto della mia lunga vita da turista, in cui mi sono lasciato andare ad un pianto irrefrenabile…Afghanistan ,,un Paese meraviglioso
Ciao Orano, grazie per questo bel commento! Confermo che l’Afghanistan è un paese meraviglioso, come la sua popolazione. Ho amici che sono andati di recente a Jam, per fortuna tutto ok nonostante le brutte inondazioni degli ultimi anni.
Complimenti, una descrizione davvero affascinante di questo incredibile sito sperduto in mezzo al nulla in un territorio quasi inaccessibile. È il 30 settembre 2025 e ho appena visto una delle puntate di Overland dedicate al viaggio in Afghanistan di Filippo Tenti e il faticoso viaggio per raggiungere il minareto di Jam. Sono anziana e con diverse patologie, non potrò mai vedere con i miei occhi le meraviglie storiche ed architettoniche di questo lontano paese, tutti i suoi minareti, moschee, i giardini incantati. Mi accontento di libri e video. A tutti consiglio La via per l’Oxiana di Robert Byron e Il giardino luminoso del Re Angelo di Peter Levi, che agli inizi degli anni 70 fece un viaggio in Afghanistan con Bruce Chatwin.
Buongiorno Maria, mi fa veramente piacere che ti sia piaciuto questo articolo sul minareto di Jam e grazie per il consiglio!